Retaggi

L’acquisto, il trasporto e l'esposizione di un oggetto ne modificano il significato. Lo stesso vale per il modo in cui viene descritto, e per la decisione di esporlo (o meno). In questa pagina, ripercorriamo i percorsi delle collezioni di Robecchi Bricchetti, concentrandoci sulle loro "vite successive": i diversi significati che hanno assunto da quando sono state raccolte oltre un secolo fa.

 

Vendita

Robecchi Bricchetti vendeva vari tipi di oggetti a istituzioni, soprattutto università e musei, con l'aiuto di ministeri del governo italiano. Cosa alimentava la domanda di oggetti "etnografici" da parte di curatori e dello Stato italiano? Perché lo Stato italiano poteva essere interessato ad acquistare oggetti provenienti da colonie africane, sia attuali che potenziali, e quale immagine di questi territori cercava di trasmettere con queste collezioni?

Image
Luigi Pigorini Prehistoric and Ethnographic Museum (1875)
The Luigi Pigorini Prehistoric and Ethnographic Museum in 1875
(Museo delle Civiltà, RomeCC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)

Nel 1890, il Museo Preistorico ed Etnografico di Roma acquistò una collezione di oggetti "etnografici" raccolti da Robecchi Bricchetti. Questa fotografia mostra un'altra sezione di quel museo, ma dà un'idea di come tali collezioni venivano originariamente esposte.

 

Donazione

Il governo fascista designò il 21 aprile 1926 come la prima "Giornata Coloniale" in tutta Italia. A Pavia, uno degli eventi principali fu l'inaugurazione della Sezione Coloniale dei Musei Civici, composta in gran parte da oggetti donati da Robecchi Bricchetti alla sua città natale.

La Giornata Coloniale del 1926 si svolse nell'anniversario della leggendaria fondazione di Roma: un tentativo di associare il colonialismo italiano contemporaneo all'Impero Romano. Faceva parte di uno sforzo concertato per stimolare entusiasmo per il colonialismo in tutta Italia, anche in città più piccole come Pavia.

Nel giorno della prima Giornata Coloniale, la prima pagina del quotidiano locale, Il Popolo, riportava un articolo di Paolo Vinassa, un professore all'Università di Pavia che aveva viaggiato a lungo nei territori coloniali italiani, sulla “Coscienza Coloniale”. Accanto all'articolo, un pezzo descriveva Robecchi Bricchetti come “uno dei pionieri italiani in Somalia” e pubblicizzava l’inaugurazione del nuovo Museo Coloniale.

 

Esposizione

Gran parte della Sezione Coloniale era costituito da oggetti raccolti da Robecchi Bricchetti. Ma comprendeva anche una trentina di reperti raccolti in Eritrea da Giovanni Boretti, un maggiore italiano che guidò l'assedio di Saati nel 1887, la prima battaglia della guerra italo-etiopica, e una ventina di reperti raccolti in Somalia da Enrico Petrella, un giovane pilota pavese, morto in un incidente aereo a Mogadiscio nel 1921.

 

RB 146, piccolo contenitore in tessuto

Questo contenitore intrecciato, acquistato da Enrico Petrella, è stato esposto accanto alla collezione di Robecchi Bricchetti.

Perché potrebbe essere stato importante per i curatori esporre insieme oggetti africani raccolti da tre generazioni di colonialisti pavesi? Che impatto potrebbe aver avuto questa iniziativa sulla "coscienza coloniale" a livello locale, e qual era il pubblico di riferimento? Quale effetto potrebbero aver avuto queste esposizioni sui visitatori, e quale immagine dell'Africa e del colonialismo italiano hanno trasmesso?

 

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Commenti

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  • Come viene ricordata (o dimenticata) la storia coloniale?
  • Che ruolo può svolgere la cultura materiale nel raccontare il passato?
  • Come possiamo ripensare archivi, musei e tracce visibili di storie difficili?
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