A un secolo dalla fondazione della Sezione Coloniale, le tracce materiali del colonialismo italiano sono ancora presenti a Pavia, ma passano in gran parte inosservate. Alcune sono discrete, come la mappa dell'Africa sulla lapide di Robecchi Bricchetti nel Cimitero Monumentale di Pavia. Altre, invece, sono sostanziali: il Museo Civico conserva oltre mille fotografie delle spedizioni di Robecchi Bricchetti, e i depositi del Museo Kosmos custodiscono centinaia di oggetti raccolti da lui in Africa. I ricercatori possono consultarli su appuntamento, ma da decenni non sono accessibili al pubblico.
Uno dei nostri obiettivi è quello di accrescere la consapevolezza di queste storie spesso trascurate, e di richiamare l'attenzione critica su questo patrimonio. A tal fine, stiamo lavorando a una serie di eventi nell'ambito del nostro progetto: da passeggiate che svelano il passato coloniale di Pavia, a workshop che esplorano l'archivio fotografico in modi nuovi. Quali significati darà un pubblico più ampio alle tracce del primo colonialismo italiano?
RB 64, poggiatesta
Questo poggiatesta in legno, noto come barshin, barjin o barkin, è stato raccolto in Somalia da Enrico Petrella. I poggiatesta in legno sono utilizzati in tutta l'Africa orientale, soprattutto nelle comunità nomadi.
Molti musei che custodiscono oggetti provenienti dalla Somalia includono poggiatesta nelle loro collezioni: tra questi, il Museo Somalo di Minneapolis, l'unico museo nordamericano dedicato alla cultura somala, e il Pitt Rivers Museum dell'Università di Oxford, che conserva oltre mezzo milione di oggetti provenienti da tutto il mondo.
Lavorare con archivi museali può far luce su come gli oggetti venivano utilizzati in quel periodo nei luoghi in cui sono stati acquisiti. Questa fotografia mostra un uomo che intaglia un poggiatesta in legno, e questa serie di immagini illustra come venivano usati. Le foto sono state digitalizzate dal progetto Somali Photo Archive, che esamina le fotografie scattate in Africa orientale dall'antropologa inglese Diana Powell-Cotton negli anni '30. Iniziative come questa possono far conoscere questi archivi a un pubblico più ampio, comprese le comunità di origine. Possono anche migliorare la qualità delle descrizioni archivistiche esistenti, che a volte risultano incomplete, imprecise o persino offensive.
Commenti
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- Come viene ricordata (o dimenticata) la storia coloniale?
- Che ruolo può svolgere la cultura materiale nel raccontare il passato?
- Come possiamo ripensare archivi, musei e tracce visibili di storie difficili?