Progetto

Nato a Pavia, Luigi Robecchi Bricchetti esplorò territori di interesse coloniale in Egitto, Libia e nel Corno d'Africa tra il 1885 e il 1903. Donò una vasta collezione di oggetti e documenti alla sua città natale. In occasione della prima "Giornata Coloniale" dell'Italia fascista (21 aprile 1926), questa collezione divenne la "Sezione Coloniale" del Museo Civico. Bricchetti morì un mese dopo. Durante la sua vita era noto come un intrepido esploratore e fu celebrato dopo la morte come un "pioniere dell'impero". Dopo la seconda guerra mondiale, nel contesto di una più generale amnesia coloniale, il suo nome è caduto nell'oblio.

La nostra ricerca decentrerà la figura di Bricchetti, spostando l'attenzione sulle reti implicite nelle sue collezioni ed esaminando il ruolo svolto nelle sue attività da altri europei e da intermediari e comunità africane. Analizzeremo come il primo colonialismo italiano sia stato promosso attraverso le attività di Bricchetti, ma anche perché questa storia non faccia (ancora) parte della memoria collettiva in Italia o nei paesi che ha esplorato. Coinvolgeremo persone provenienti da diverse comunità e paesi implicati nel collezionismo di Bricchetti, per co-creare nuove storie più inclusive delle relazioni afro-italiane.

Procederemo alla catalogazione e alla digitalizzazione parziale delle collezioni di Bricchetti a Pavia, facendo un confronto delle collezioni a Pavia con collezioni comparabili in Italia, Egitto ed Etiopia. Questo lavoro aumenterà l'accessibilità delle collezioni, favorirà una maggiore comprensione delle prime fasi del colonialismo italiano in Africa, sia da parte di studiosi che del pubblico, e creerà legami tra collezioni e comunità in Italia e nel Corno d'Africa.

Attraverso il lavoro di ricerca negli archivi in Italia, Regno Unito, Egitto ed Etiopia, e lo studio delle collezioni conservate a Pavia, al Cairo, Addis Abeba e Harar, ci porremo le seguenti domande:

  1. In che modo l'Italia si inseriva nella più ampia struttura di reti coloniali già presenti in Africa, e quali contatti avevano italiani con altri agenti, intermediari e comunità locali?
  2. Quali erano i legami strutturali di singoli esploratori con i governi europei attivi in Africa in quel periodo?
  3. Cosa può insegnarci questo caso di studio sulle relazioni di esploratori con società africane, nonché con missioni commerciali, scientifiche e religiose europee in Africa?
  4. Può lo studio della ricezione di collezioni come quella di Bricchetti illustrare il modo in cui venne stimolato entusiasmo nazionale per il progetto coloniale?
  5. Cosa ci può rivelare la scarsa conoscenza pubblica di questa storia sul modo in cui l'Italia ricorda (o cerca di dimenticare) il suo passato coloniale, e su come l'Egitto e l'Etiopia ricordano questo periodo?
  6. Come possiamo utilizzare collezioni con origini coloniali per promuovere pratiche innovative di restituzione culturale e di pensiero critico decoloniale in Italia?